Per fermare il fango tossico-giornalistico urge un intervento del Cav.

Il fatto che il pm Henry John Woodcock chieda di perquisire la redazione, le case e le persone di due giornalisti per un sms e un paio di telefonate di Nicola Porro è una notizia che non può lasciare tranquillo nessuno. O almeno nessuno che abbia anche solo un’approssimativa conoscenza del giornalismo, di una qualsiasi redazione, di Porro e di Woodcock. E’ un problema talmente serio che non si sa più nemmeno a chi esprimere solidarietà.
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Il fatto che il pm Henry John Woodcock chieda di perquisire la redazione, le case e le persone di due giornalisti per un sms e un paio di telefonate di Nicola Porro è una notizia che non può lasciare tranquillo nessuno. O almeno nessuno che abbia anche solo un’approssimativa conoscenza del giornalismo, di una qualsiasi redazione, di Porro e di Woodcock. E’ un problema talmente serio che non si sa più nemmeno a chi esprimere solidarietà. A Emma Marcegaglia, che messa in ansia da un messaggino di Porro al suo portavoce, in cui si parla di un’inchiesta del Giornale su di lei, chiama Fedele Confalonieri e fa bloccare tutto? A Porro, che si domanda come avrebbe mai potuto immaginare che qualcuno prendesse sul serio le sue scherzose minacce, evidentemente convinto fino a ieri di lavorare al Corriere dei Piccoli? A Repubblica e a tutti gli altri giornali, che ora parlano di dossieraggio e campagne diffamatorie, dopo avere diffuso tonnellate di intercettazioni, ed essere arrivati persino a ripubblicarle rilegate in agili volumetti, coprendo di fango centinaia di persone, spesso mai neppure indagate, o magari assolte perché il fatto non sussiste?
A Silvio Berlusconi, che dell’ultima ondata di attacchi personali a mezzo stampa è certo non il solo, ma sicuramente uno dei principali responsabili? In estrema sintesi, il problema è che da un incontro di lotta nel fango è difficile uscire puliti. Già dopo pochi minuti, per il pubblico, è difficile persino distinguere i contendenti. E questo è precisamente quello che sta accadendo. Con la differenza che ormai il fango è tracimato ben oltre il terreno scelto per l’incontro, ed è ragionevole pensare che tutti i contendenti siano stati colti alla sprovvista dalla slavina, ma siano troppo impegnati a suonarsele per affrontare il problema. Per chi si fosse sintonizzato solo ora e faticasse a seguire, breve riassunto delle porcate precedenti: da oltre un anno alcuni giornali pubblicano ogni sorta di accusa a carico del presidente del Consiglio, accreditando l’ipotesi che Silvio Berlusconi sia al contempo il mandante delle stragi mafiose del ’92, il capo di una nuova loggia massonica, un pedofilo, un puttaniere e un corrotto. Avessero fatto una minima selezione dei capi d’accusa e soprattutto delle fonti, tra le quali si confondono sentenze definitive emesse da regolari tribunali e loschi trafficanti di manifesta inattendibilità, avrebbero reso un servizio non soltanto alla verità e alle istituzioni, ma alla stessa campagna contro il premier.
E oggi sarebbero più credibili nel parlare di dossieraggio. Ciò non toglie, però, che è difficile qualificare diversamente le campagne del Giornale contro Boffo prima e Fini poi. E nel caso della Marcegaglia è la stessa presidente di Confindustria a confermare le accuse e a offrire una legittimazione alla clamorosa iniziativa dei pm, spiegando a Repubblica che “le cose sono andate esattamente come scritto nei verbali” e che “quella è una telefonata che nessuno vorrebbe mai ricevere” (la telefonata di Porro, s’intende, che peraltro non ha ricevuto lei, ma il suo portavoce). E’ inutile discutere su chi abbia cominciato prima. E’ come il conflitto israelo-palestinese: ognuno ha la sua Sabra e Chatila, o la sua Monaco ’72. Per qualcuno è Tangentopoli, per altri una delle tante malefatte del Caimano, per altri ancora la sua “persecuzione giudiziaria” da parte delle procure (per me, personalmente, è la campagna contro l’Unipol del 2005 da parte dei giornali confindustriali, e non solo, a beneficio dei loro editori). Certo è che di fronte al tracimare del “fango tossico” che inquina la politica italiana, sempre più simile alla catastrofe ecologica che proprio in questi giorni ha colpito l’Ungheria, dovrebbe essere Berlusconi il primo a sentire l’esigenza di una sospensione delle ostilità che consenta almeno di evitare la contaminazione di fiumi, pozzi e sorgenti per i prossimi secoli. Nell’interesse di tutti. E prima di tutti, suo.